Congiuntura trimestrale - Agroalimentare

 

IV trimestre 2012 - Rapporto n.1/2013

 

Nel 2012, secondo le stime diffuse a dicembre da Eurostat nei Conti economici dell'Agricoltura (Cea), il valore della produzione agricola italiana (a prezzi correnti) è aumentato del 2,7% rispetto al 2011, ma tale risultato è dovuto esclusivamente all'andamento positivo dei prezzi, in quanto la produzione a valori costanti è diminuita del 2%, evidenziando una contrazione delle quantità prodotte dall'agricoltura italiana.
Archiviata una campagna vitivinicola tra le più scarse degli ultimi decenni (-8% la produzione rispetto al 2011), sembra infatti prospettarsi un'annata in flessione anche per l'olio di oliva (-11,7%), la frutta (-9,7%), gli ortaggi, legumi e patate (-7%), il mais (-16%), la soia (-4,4%) e, nel comparto zootecnico, per le macellazioni bovine (-2,9%). Nel 2012, risulterebbero in crescita, oltre ai raccolti di frumento duro (+12,4%) e tenero (+22,9%), le macellazioni suine (+4%) e le consegne di latte (circa +1%).
Anche il valore aggiunto agricolo italiano, secondo le stime Eurostat, dovrebbe crescere a prezzi correnti (+2,2%), mentre a prezzi costanti, il calo della produzione agricola maggiore di quello dei consumi intermedi porterebbe a -3,1% la flessione del valore aggiunto agricolo.
A confronto con l'Italia, l'agricoltura comunitaria è apparsa più dinamica sul fronte dei prezzi. Se la produzione e il valore aggiunto a prezzi costanti sembrano accusare nel 2012 una flessione maggiore di quella rilevata in Italia (rispettivamente -3% e -5,2% nell'UE 27; - 2,2% e -4,5% nell'UE 15), a valori correnti entrambi gli indicatori registrano su base annua una crescita più elevata (+3,2% nell'UE 27 e +4,4% nell'UE 15).
I prezzi agricoli sono aumentati in Italia in media del 2,1% nel 2012, lo rileva l'indice Ismea, sintesi del +2,9% riscontrato nel comparto delle coltivazioni vegetali e del +1,1% nell'aggregato zootecnico. Il rialzo dei prezzi si è verificato prevalentemente nel secondo semestre del 2012, quando era ormai evidente che le principali colture agricole avrebbero subito dei significativi cali nelle quantità prodotte.
I prezzi dei fattori produttivi impiegati dagli agricoltori sono comunque cresciuti più, chiudendo l'anno con un +2,8% in media sul 2011. Determinanti sono risultati i forti rincari dei prodotti energetici (+7,9% rispetto al 2011), degli animali di allevamento (+6,6%), dei mangimi (+5%) e dei concimi (+4,1%).
La redditività agricola (misurata attraverso il rapporto tra l'indice dei prezzi alla produzione e l'indice dei prezzi dei mezzi correnti di produzione) torna pertanto a calare nel 2012 (-0,8%), dopo il netto miglioramento rilevato nel 2011.
D'altra parte, secondo le stime preliminari diffuse a dicembre da Eurostat, il reddito degli agricoltori italiani, valutato attraverso l'indicatore A (misura la remunerazione di tutti i fattori di produzione, ovvero terra, lavoro e capitale, al netto della componente inflativa), è aumentato in Italia solamente dello 0,2% sul 2011, mentre nell'UE 15 e nell'UE 27 l'incremento è stato maggiore (rispettivamente + 2,9% e + 1%). L'Italia, inoltre, continua ad avere un valore dell'indicatore tra i più bassi dell'Unione Europea (l'indice 2012, a base 2005, è pari a 93,9, a fronte della media UE 27 di 129,7). Dal 2005 ad oggi, mentre l'agricoltura comunitaria ha guadagnato il 30% in più, l'Italia ha perso il 6% del proprio reddito.