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Ottobre 2020
 

I canali commerciali alternativi per le aziende agricole: vendita diretta e filiera corta

I modelli, le criticità e le opportunità di sviluppo

Le imprese agricole italiane che trasformano e commercializzano i loro prodotti con canali alternativi a quelli lunghi sono in numero sempre crescente, cosý come sono molteplici e in continua evoluzione le modalitÓ che vengono utilizzate. La presenza di un numero ormai elevato di produttori e le relazioni che tra questi si instaurano, formali e informali, sono in grado di soddisfare le richieste da parte dei consumatori di un'offerta sempre pi¨ diversificata e continua nel tempo.

Secondo i risultati dell'indagine sui canali di commercializzazione delle aziende agricole realizzata annualmente da Ismea, i produttori che nel 2020 hanno scelto di accorciare la filiera, raggiungendo in autonomia il consumatore finale, sono il 22% del campione analizzato. Nella fase del lockdown, in particolare, la spesa presso l'agricoltore era crollata anche per la chiusura dei mercati degli agricoltori. Nella fase successiva si Ŕ riscontrata, invece, una crescita della pulsione verso canali di vendita diretta e il punto vendita degli agricoltori ha assunto un ruolo sociale, di sostegno e di rassicurazione. In complesso, il canale alternativo alla distribuzione classica risulta rafforzato, nelle sue svariate forme.

I canali alternativi rappresentano oggi un fenomeno molto importante per l'agricoltura italiana e sono considerati un fondamentale strumento per lo sviluppo dei mercati locali, delle produzioni tipiche, dell'economia rurale in senso lato. Rilevanti possono essere le sinergie di questo tipo di commercializzazione dei prodotti agricoli con altri settori, in primo luogo il turismo e il commercio di prossimitÓ. I risultati di un'indagine Ismea-Nielsen relativa al 2018 indica che in Italia il 79% dei responsabili degli acquisti delle famiglie conosceva almeno una tipologia di canale alternativo. Pi¨ precisamente, il 29% conosceva solo la vendita diretta, il 5% conosceva solo la filiera corta, il 45% conosceva entrambi i canali. Per quanto riguarda la penetrazione degli acquisti, il 53% aveva acquistato almeno una volta negli ultimi 12 mesi in una tipologia di canale alternativo